Inaugurazione
09/06/2004
“CITTA’
UNITA”: Mercoledì 9 giugno p.v. alle
ore 22,00 presso la sede del Centro Sociale di Orvieto Scalo, il Sindaco Stefano Cimicchi e l’artista Livio
Orazio Valentini insieme con il critico d’arte Giorgio
Di Genova, discuteranno
sul significato dell’opera che il Maestro ha dedicato ad Orvieto.
• al termine verrà scoperta la struttura simbolica realizzata
dall’Artista orvietano collocata ad Orvieto Scalo, al centro della
rotonda d’ingresso alla città.
• “L’impegno e la capacità creativa per conservare
e costruire” è il tema sintetizzato da Livio
Orazio Valentini nella composizione dell’opera.
Il “segno” dell’esperienza ultraventennale di recupero
e valorizzazione della Rupe e della Città.
In questi, ad Orvieto Scalo, al centro della rotonda d’ingresso
alla città è stata ultimata l’installazione dell’OPERA CERAMICA che l’artista orvietano, Livio
Orazio Valentini ha dedicato alla “Città
Unita”, ad Orvieto.
L’opera verrà scoperta Mercoledì 9 giugno p.v. al
termine della conversazione sul significato dell’opera, che avrà
luogo con inizio alle ore 22,00 presso la sede del Centro Sociale di
Orvieto Scalo, animata dal Sindaco, Stefano Cimicchi,
dal Maestro Livio Orazio Valentini e dal critico
d’arte Giorgio Di Genova.
Il Sindaco, Stefano Cimicchi, coglierà l’occasione –
fortemente voluta – per salutare la Città ed i cittadini
con una testimonianza sui percorsi politici, socio-culturali e amministrativi
che, da decenni, stanno conducendo Orvieto da città antica –
isolata – dal vecchio contesto territoriale, nella nuova condizione
di città unita con il suo ambito vasto.
“Città Unita”
sintetizza “L’impegno e la capacità creativa per
conservare e costruire” che, all’indomani delle accelerazioni
impresse alle opere di consolidamento della Rupe e alla bonifica delle
aree interessate, conclude un ciclo significativo della storia recente
della Città di Orvieto. Anni di lavoro anche di confronto sui
temi del consolidamento e del recupero ambientale e strutturale: indagini,
esami, lettura storica che – attraverso l’opera di Livio
Orazio Valentini – vengono portate all’attenzione
di chi distrattamente passa sotto al grande monumento naturale che è
la Rupe di Orvieto.
Un “segno”, dunque, l’opera realizzata da Valentini per ricordare nel presente e nel futuro, un’esperienza significativa
che ha impegnato questa città, a tutti i livelli, negli ultimi
venti anni, tra il Novecento e l’inizio del nuovo millennio. Un
segno per la memoria recente e quella della storia futura di Orvieto
che, da quell’esperienza ha iniziato un percorso verso un Nuovo
Rinascimento, un nuovo Umanesimo.
I templi, le tombe, le ardite opere di captazione delle acque del periodo
etrusco, le opere monumentali del periodo medievale, i palazzi e le
abitazioni di tutti i secoli successivi, hanno – nella natura
dei materiali e nella geometria delle loro fondazioni – strette
connessioni con la materia del promontorio: argilla, tufo, pozzolana.
Da oltre venticinque secoli, l’uomo si è misurato per tenere
integra e solidale questa massa naturale arricchendola in superficie,
di strutture sobri e raffinate, ponendo lo stesso impegno per contrastare
il degrado della roccia di tufo.
Livio Orazio Valentini ha quindi simboleggiato
la città nella sfida quotidiana nel confronto con la natura.
La scelta del materiale per la realizzazione dell’opera, è
stata lunga ed importante: il tufo, troppo fragile e poco adatto a rappresentare
la raffinatezza tecnologica prodotta nel tempo;il bronzo, troppo omogeneo
e semplificativo rispetto alla complessità delle tecnologie applicate
sopra e sulla Rupe. La scelta è caduta sull’impiego degli
stessi materiali causa e rimedio del dissesto e del recupero, ovvero:
argilla e acciaio.
Il risultato è una grande struttura in ceramica interamente supportata
da vari tipi di acciaio che da elementi di grandi dimensioni si ramificano
in elementi sottili che penetrano in modo elastico nella materia rigida
sostenendola e proteggendola dalle escursioni termiche e dalla spinta
del vento. Questo contributo si materializza all’esterno nella
presenza di grosse fasce metalliche che fuoriescono dalla struttura
e cingono l’intera opera nella parte centrale a rappresentare
l’elasticità di un sistema originariamente rigido: il masso
di tufo (scultura naturale) sul piede di argilla, infisso di elementi
tecnologici eccellenti e sormontato dall’opera minuziosa dell’uomo
(le costruzioni sul pianoro).
Sostiene il critico d’arte Giorgio Di Genova:
“Valentini, mettendo a frutto la lezione
della scomposizione cubista e le sollecitazioni dell’arte informale,
ha saputo scardinare i vieti criteri che ancora pesavano sulla produzione
ceramistica. Le sue terre refrattarie si sono liberamente articolate
con esiti originalmente innovativi, mentre le superfici colorate sono
state tatuate da segni e graffiti. Ormai l’opzione pittorica s’è
talmente introiettata nell’attività del Livio
Orazio ceramista da divenire intercambiabile, nel senso
che il l’artista quasi inavvertitamente è giunto a far
pittura con la ceramica ed a far scultura con la pittura…Livio
Orazio Valentini da autentico umbro ricongiunge mens e
corpus nel suo operare, spiritualizzando la fisicità della terracotta
conla pittura e dando la concretezza della terracotta alla pittura,
con una ricchezza di inflessioni e di soluzioni che con gli anni si
sono fatte sempre più stilisticamente essenziali. Pertanto, più
coinvolgenti e convincenti, sul piano estetico”. |