C Sperimentazione Ceramica:Mostra d'arte contemporanea formazione concreta, david roberts, nicola boccini, jak sal, mary judge.
free ceramics experimental - DERUTA  - ITALY
Contemporary Ceramic Art Exhibition " FORMAZIONE CONCRETA"

 

 

 

Tutti insieme abbiamo uno scopo comune apprendere il più possibile da quest'Arte millenaria e scoprire nuove tecniche, nuovi metodi, confrontandoci, scambiandoci idee, esperienze e sperimentazioni per portare la CERAMICA ad essere un vera e grande materia di studio e di lavoro e considerarla come non arte minore ma vera OPERA D'ARTE.

Roberto Albanesi
scultura ceramica
Roberto Albanesi
scultura in ceramica
Alessandro Balestrieri
opera in ceramica
Alessandro Balestriei
opera in ceramica contemporanea
Stefano Betonica
scultura in ceramica
Stefano Betonica
scultura in ceramica
Nicola Boccini
opera in ceramica dell'artista Nicola Boccini
Nicola Boccini
Michele Cogorni
opera in ceramica sperimentale
Michele Cogorni
opera d'arte contemporanea in ceramica
Marino Ficola
opera d'arte contemporanea
Marino Ficola
opera in ceramica
Jack Sal
installazione in ceramica
Jack Sal
dettaglio installazione in ceramica
Mary Judge
opera in ceramica tradizionale
Mary Judge
opera in ceramica deruta - new york
Tania Kondrantenko
opera in ceramica: Minsk Biellorussia
Mirco Mascini
opera in ceramica sperimentale
Mirco Mascini
opera in ceramica sperimentale
Orlando
opera in ceramica
David Roberts
david roberts: opera in raku nudo
David Roberts
opera in ceramica di David Roberts: Raku Nudo inghilterra
Simone Rossi
opera in ceramica RAKU
Simone Rossi
opera in terra sigillata
Sara Russo
Installazione in ceramica
Sara Russo
installazione in ceramica
Tamantini Gian Luca
opera in creamica raku
Tamantini GianLuca
opera in ceramica
Enzo Tilia
opera in ceramica sperimentale
Livio Orazio Valentini
opera in ceramica sperimentale
Livio Orazio Valentini
opera in ceramica
Livio Orazio Valentini
opera in ceramica di Valentini: Biennale di Venezia
Luca Leandri
installazione ceramica
Kim Sook Young
opera in ceramica: Corea
Kim Sook Young
opera in ceramica: Corea
Nicola Boccini
particolare installazione opera in ceramica

Dopo l’edizione inaugurale dello scorso anno si ripresenta all’appuntamento con gli esperti e con gli appassionati dell’arte ceramica l’iniziativa FORMAZIONE CONCRETA, in programma a Deruta dal 12 aprile al 2 maggio, con la dichiarata intenzione di centrare obiettivi ancora più ambiziosi rispetto alla pur lusinghiera edizione d’apertura dello scorso anno: principale intendimento degli organizzatori, il gruppo “Ceramica Libera Sperimentale” e la Scuola d’Arte Ceramica “Romano Ranieri” di Deruta, è riuscire a diffondere con sempre maggiore efficacia l’idea che l’affascinante linguaggio delle forme e delle decorazioni ceramiche appartenga di diritto alle espressioni più alte della creatività artistica, lasciandosi definitivamente alle spalle quell’etichetta di “arte minore” che troppo spesso ha condizionato il reale apprezzamento, estetico e culturale, di questa particolare ricerca materico-espressiva. A tale scopo sono stati invitati a partecipare alla rassegna, oltre naturalmente agli artisti ceramici derutesi promotori dell’iniziativa, operatori di diversa provenienza, nazionale e internazionale: saranno così visibili e confrontabili tra loro produzioni ceramiche dell’Associazione urbinate “Raku Quattro Elementi”, nonché significative presenze bielorusse, inglesi e statunitensi. La ceramica, quindi, come ponte tra civiltà diverse, non solo idealmente ma anche concretamente – per riprendere l’intelligente gioco di parole del titolo dell’iniziativa – effettivo e reale: un importante dato comune pertinente a tutti gli operatori artistici coinvolti nell’operazione va senz’altro visto nella volontà di far interagire la salda conoscenza di tecniche e repertori tradizionali con la ricerca di esperienze innovative e sperimentali in grado di far utilmente dialogare passato e presente. Una decisa indicazione in tal senso è l’annunciata partecipazione di un artista umbro, anziano ma vitalissimo, come Livio Orazio Valentini, cui sarà riservato un particolare rilievo espositivo in segno di affettuoso e riconoscente omaggio.

Prof. EMIDIO DE ALBENTIIS

David Roberts - Nicola Boccini - Luca Leandri - Gian Luca Tamantini - Michele Cogorni -
Marino Ficola - Enzo Tilia - Alessandro Balestrieri - Francesca Castellani - Simone Rossi -
Sara Russo - Mirco Mascini - Stefano Betonica – Giovanni Orlando - Claudia Zeppa -
Young Kim Sook - Tatiana Kondrantenko - Roberto Albanesi -
Maurizio Tittarelli Rubboli - Mary Judge - Jack Sal.

     
SPERIMENTAZIONI A CONFRONTO NELLA MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CERAMICA A DERUTA

Con una cerimonia inaugurale prevista per sabato 12 aprile alle ore 17, aprirà i suoi battenti, nei vasti ambienti della Ex Fabbrica di Maioliche di Deruta, la seconda edizione della “Mostra Internazionale d’Arte Ceramica”, promossa da due significative realtà culturali e produttive dell’illustre centro tiberino, il Gruppo Ceramica Libera Sperimentale e la Scuola d’Arte Ceramica “Romano Ranieri”, con il patrocinio dell’amministrazione municipale derutese ed il sostegno economico della Banca Popolare di Spoleto e la forni Ficola. La rassegna, che chiuderà il 2 maggio, è stata suggestivamente intitolata “Formazione concreta”: un’intenzionale gioco di parole centrato sia sul rapporto tra forma e azione (con una sottolineatura del gesto, antichissimo ed attuale, con cui il ceramista infonde vita alla materia modellata), sia sulla relazione tra l’icastica plasticità degli oggetti ceramici e la loro origine primordiale racchiusa nella nobilissima e ancestrale umiltà della creta.
L’iniziativa presenta caratteristiche di indubbio rilievo, riconoscibili entro due fondamentali direttrici: da un lato, la convinta affermazione dell’esigenza di attivare una sperimentazione a vasto raggio, concernente forme, tecniche e linguaggi visivi, in modo da accostare la ceramica, con sempre maggiore consapevolezza operativa ed efficacia di risultati, alle modalità espressive e alla ricerca stilistico-formale dell’arte contemporanea; dall’altro, il bisogno di promuovere un proficuo dialogo e un vitale interscambio tra esperienze creative germogliate dalla realtà derutese ed espressioni d’arte appartenenti ad altri orizzonti, nazionali ed internazionali. L’attitudine sperimentale è senza alcun dubbio una delle chiavi privilegiate per rafforzare lo status estetico di chi si dedica all’arte ceramica: l’Umbria, del resto, ha una sua ben precisa fisionomia in tal senso, con numerosi artisti che, da molti decenni, si sono impegnati con straordinaria forza creativa ad esplorare le tantissime potenzialità offerte dal medium ceramico. Non è questa la sede per ripercorrere organicamente questa gloriosa storia, ma non si potrà fare a meno di richiamare alla memoria figure-chiave come quella di Leoncillo Leonardi o fabbriche che hanno avuto (e spesso ancora possiedono) un ruolo assolutamente propositivo, quali, fra le altre, le umbertidesi Ceramiche Rometti, il laboratorio derutese Grazia o le ormai scomparse officine perugine della Salamandra. Con tali affermazioni, naturalmente, non si vuole affatto misconoscere l’importanza – anche economica e commerciale – della continuità di tecniche, forme e repertori figurati desunti da tradizioni plurisecolari: Deruta, in particolare, è giustamente famosa nel mondo per il costante riferimento alla eccezionale stagione rinascimentale. L’essenziale è che tali importanti radici sappiano convivere con il coraggio di affrontare percorsi nuovi, secondo quella dialettica tra antico e contemporaneo che, a ben vedere, innerva da secoli ogni più autentica espressione artistica.
Ma questa seconda edizione della “Mostra Internazionale d’Arte Ceramica” trova un ulteriore plusvalore nell’interscambio fra ceramisti di provenienze differenti: proprio in un momento storico come questo, segnato da tragici eventi militari e da perduranti squilibri socio-economici tra la minoranza privilegiata e la grande massa di popoli ai margini del benessere, l’arte risponde con ciò che le è più congeniale, favorire l’incontro tra culture diverse. Se non l’unico, esso è certamente uno dei più efficaci strumenti affinché gli uomini, conoscendosi reciprocamente, trovino più argomenti per dialogare che non motivi o pretesti per annientarsi: non è inutile notare, a questo proposito, che proprio la ceramica, grazie al fatto di continuare a essere prodotta da millenni pressoché in tutte le latitudini del pianeta, appare come una naturale portatrice di pace oltreché di bellezza.
In mostra si è voluto riservare un particolare risalto a Livio Orazio Valentini, invitato come ospite d’onore: nato a San Venanzo nel 1920, ma orvietano da sempre, l’artista, poliedrico talento capace di esprimersi sia come pittore che come scultore, ha costantemente utilizzato la ceramica per dare vita a forme intensamente sperimentali, dove colore, segno e inclusioni polimateriche sanno mirabilmente coniugare tensione ludico-fantastica e impegno sociale. Gli altri artisti invitati alla rassegna possono essere suddivisi in tre fondamentali insiemi: gli esponenti del Gruppo Ceramica Libera Sperimentale di Deruta (Nicola Boccini “coordinatore della mostra”, Michele Cogorni, Marino Ficola, Luca Leandri, Gian Luca Tamantini), un’ampia rappresentanza dell’Associazione urbinate Raku – Quattro Elementi (Alessandro Balestrieri, Stefano Betonica, Francesca Castellani, Mirko Mascini, Giovanni Orlando, Simone Rossi, Sara Russo), e una serie di artisti non legati ad un’identità di gruppo ma presenti con le loro personali ricerche (gli umbri Roberto Albanesi e Maurizio Tittarelli Rubboli, gli statunitensi Mary Judge e Jack Sal, la sudcoreana Kim Young Sook, la bielorussa Tatiana Kondrantenko, l’inglese David Roberts e il romano Enzo Tilia).
Come rivela il nome stesso del loro gruppo, gli artisti derutesi annettono un fortissimo valore alla sperimentazione, producendo opere contrassegnate da notevoli varietà sia linguistico-espressive che tecnico-formali: Boccini e Leandri, ad esempio, hanno dato vita in quest’occasione a lavori centrati sull’installazione, con una parete riempita di forme sparse dai colori iridescenti e dalle espansioni di superficie (Boccini), e una quasi inquietante foresta di vasi di impronta modulare con elementi metallici evocanti rami o braccia drammaticamente protesi (Leandri); Ficola ha invece puntato sulla memoria del genius loci, con una scultura incentrata su un carrello della vecchia fabbrica di maioliche cui si abbarbicano dei vasi, mentre Cogorni e Tamantini hanno creato forme sperimentali rispettivamente imperniate sulla contaminazione fra ceramica e pittura (ad esempio con inserti ad olio nel corpo vivo del vaso) e sulla relazione tra la stilizzazione segnica e l’uso di particolari ossidazioni in grado di accompagnare anche emotivamente i ritmi spezzati prediletti dall’artista.
La fascinosa tecnica del raku (espressione orientale legata ai rituali zen della cerimonia del tè, sperimentata già dal ’500 e finalizzata alla volontà di esprimere, con l’apparente fragilità degli oggetti, la precarietà e la transitorietà insita in tutti gli esseri) è il cuore stesso della ricerca degli artisti urbinati qui presenti: il desiderio di avvicinarsi quanto più possibile alla natura ha spinto molti di essi ad un pregnante polimaterismo, declinato ogni volta in forma diversa (Mascini assembla metallo, vetro e ceramica, mentre Betonica unisce la poetica del recupero dei materiali di scarto alla tensione neo-figurativa; Sara Russo allestisce invece, su suggestivi tappeti sabbiosi, seriazioni di vasi deframmentati in cui la particolare dislocazione evidenzia le linee di frattura o, addirittura, di faglia; Orlando affida alla contaminazione col ferro il valore semantico di una Grande Madre avente l’energia primordiale di un archetipo); altri artisti del gruppo puntano piuttosto sulla diretta evocazione ceramica delle forme organiche, con repertori figurati in cui si richiama l’attenzione su creature animali (i gatti prediletti dalla Castellani), sul mondo infantile coniugato con una ricerca ludico-strutturale della forma non funzionale (Rossi), nonché sull’interrelazione astratto-concreta tra animali ed espressioni verbali (Balestrieri).
Nei lavori nati dalla collaborazione tra Albanesi e il tecnico e studioso gualdese del lustro Tittarelli Rubboli si assiste ad una programmatica compenetrazione tra tradizione e sperimentazione, con gruppi figurati vicini alla plastica rinascimentale e barocca trattati con lustri a vernice direttamente ispirati alla matrice storica più gloriosa (il rosso rubino) e alla volontà di ricercare tinte inusitate come l’oro e l’azzurro. L’inserzione di andamenti modulari, animati da una costante vibrazione tra pieno e vuoto e tra concavità e convessità, è il perno segnico della decorazione degli oggetti ceramici realizzati dalla Judge per il laboratorio Grazia, mentre Sal, coerentemente alla sua poetica di ascendenza minimalista e concettuale, ha installato un percorso di umili vasetti tutti uguali, privi di qualsivoglia sovradipintura, poggiati su carta fotografica, a significare al tempo stesso l’incertezza e la necessità di operare riforme e cambiamenti nella tradizione ceramica. Nell’opera di maggiore impatto di Kim Young Sook si scorge con chiarezza l’intenzione di affidarsi all’iterazione modulare (alcune migliaia di cubetti a forma di casetta in terraglia dura, montati insieme come tanti mattoncini per costituire un’unica grande casa, peraltro inaccessibile) per esprimere insieme sia l’anelito sognante che l’impossibilità di sosta definitiva nei confronti di uno dei simboli stessi della nostra vita associata. L’esigenza di considerare la superficie ceramica come un campo da decorare con soggetti cari all’evocazione del mondo naturale, e del mare in particolare, ha guidato la Kondrantenko nella realizzazione dei suoi pannelli figurati. Di notevole perizia tecnica è l’affascinante ricerca di Roberts, una sorta di estremizzazione o, se si vuole, di purificazione, del raku, intesa a imitare nella ceramica, con complessi passaggi operativi e con la predilezione di avvolgenti forme pure, la levigatezza e la politezza di altri materiali, come il marmo o i sassi resi lisci dall’azione plurimillenaria del tempo e dell’acqua. Anche Tilia parte in un certo senso da premesse consimili, centrate sulla memoria e sulla tecnica: il profilo e le proporzioni di un ben noto idoletto femminile preistorico si ripetono in decine di esemplari – schierati quasi come gli antichi eserciti di terracotta ritrovati in Cina – ciascuno caratterizzato da una ben precisa modalità di esecuzione.


Curated by Prof. Emidio De Albentiis

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