Non
sono un gruppo, ma fanno gruppo. Li accomuna da tre anni la
forte determinazione alla crescita artistica e culturale fondata
sull'impegno nella ricerca. Operano tutti a Deruta e sono figli
d'arte o, quanto meno, di quell'artigianato artistico che sconfina
spesso nell'arte. Si riconoscono nella sigla " Ceramica
Libera Sperimentale ", ma alcuni di loro si esprimono con
la pittura e la fotografia, pur avendo tutti a che fare con
l'ambiente della ceramica. Praticamente tutti hanno frequentato
o frequentano scuole artistiche. Hanno compreso, in realtà
che il presentarsi in gruppo dava loro maggiori possibilità
di rendersi visibili, cosa alquanto problematica per artisti
(o aspiranti tali) giovani come loro. I linguaggi che esprimono
sono, dunque, differenti e, forse, provvisori, nell'ottica della
ricerca in progress, ma non mancano curiosità e genialità
che questa mostra derutese, preludio di un più impegnativo
cimento espositivo,programmato per l'anno prossimo, evidenzierà.
Le poche righe di presentazione costituiscono un incoraggiamento
per il duro impegno, sola condizione per prospettive di autentica
soddisfazione. NICOLA BOCCINI lavora con grande impegno alle contaminazioni fra ceramica,
pittura e inserti in bronzo. Ne nascono dalle fattezze astratte
e piastre ceramiche a mo' di tele con simboli moderni della
nuova comunicazione in interessanti risoluzioni astratto - simboliche. MIRKO CHIUCCHIU' nei suoi vasi - sculture in refrattario è alla ricerca
della purezza e della essenzialità delle linee e delle
forme, senza alcun intervento cromatico. Forme e linee anche
sottese che, magari abbinate o accostate creano, a loro volta,
altre forme e altre linee. MICHELE COGORNI non nasconde una vena di fondo surreale
nelle sue ricerche sulla ceramica, ma l'originalità del
suo lavoro sta nella invenzione della modalità di inserimento
della pittura su vasi di ceramica. applica, infatti, vere e
proprie imprimiture a olio sulle superfici che sono appositamente
rese piane e preparate attraverso tagli alle convessità
originarie dei vasi. LUCA LEANDRI sembra gia aver trovato una dimensione espressiva propria nella
interpretazione autonoma del Raku giapponese con inserimenti
arditi nella ceramica di viti-ferri e campiture agli ossidi
dagli effetti metallizanti. Gli oggetti, alquanto curiosi, richiamano
la lucidità della stagione meccanicistica di Depero.
Presentazione e critica di Massimo Duranti